Leoni da tastiera

Quando avevo 16 anni – nel Pleistocene – le mie amiche ed io aspettavamo con ansia che arrivasse una dedica per noi su Radio Tombo “lafinedelmondo” e studiavamo per mesi l’outfit adatto alla trimestrale festa al Bar Charlie, in cui possibilmente si finiva per limonare col figo del paese, che poi poteva stupirti con la leggendaria musicassetta piena dei suoi pezzi preferiti, con i titoli scritti a mano solo per te.
Oggi limonare è sopravvalutatissimo, le lettere d’amore sono una perdita di tempo (perché sprecare tempo e carta quando puoi comodamente mandare un messaggio vocale di 47 minuti?), se va bene uno ti gira il link alla sua playlist Spotify e le feste non si organizzano più, tanto il figo del paese lo puoi beccare su Tinder (e forse anche su Grinder). Oggi funziona che conosci uno, ti chiede l’amicizia su Facebook, e da lì in avanti fortunate quelle che sono riuscite ad incontrarlo dal vivo.

Le nuove tecnologie hanno dato vita a quella categoria di uomini che io chiamo “Leoni da tastiera”: ipercomunicativi dietro lo schermo illuminato del loro telefonino, evanescenti nell’interazione dal vivo. Con loro la vita è tutto un tintinnare di messaggini, è tutta una condivisione di oggi ho fatto questo (foto), oggi ho mangiato quello (foto), guarda il mio gatto che dorme (foto), guarda mio figlio che gioca (foto, possibilmente di lui con la prole, generalmente scattata dalla moglie), guarda il tiramisù che mi hanno servito al ristorante (foto). Ti svegli la mattina e c’è già la notifica di un bel messaggio, con allegata la foto del panorama dalla finestra del bagno, nel quale probabilmente ha appena cagato il tiramisù di cui sopra.
Ai whatsapp costanti si aggiungono follow di qua, mi piace di là, cuoricini a destra e sinistra, utilissimi poke: il tutto orchestrato con una professionale padronanza dello psicomarketing dei social, dove il like è strategico ma la sua assenza persino di più.

Il Leone da tastiera si concede dal vivo il minimo indispensabile per lasciarti intendere di avere una relazione con lui: requisito base per poter mandare avanti il teatrino dell’assillo telematico. Poi – solitamente – sparisce. Inspiegabilmente e improvvisamente interrompe la sfrangiatura di coglioni quotidiana per volatilizzarsi da qualche parte nel cosmo, lasciandoti orfana delle sue attenzioni virtuali, a cui alla fine (ma dai!) ti eri pure affezionata. Niente più buongiorno, addio buonanotte, finite le foto, spariti i like, i poke, i follow, scomparsi i vocali di 20 minuti, no more cuoricini per te. Se fino ad ora sembravi essere l’unica ragione di esistere del suo telefonino e dei suoi social account, all’improvviso sei stata gettata nel bidone dell’oblio telematico come un sacchetto di avanzi nell’umido. E questa cosa – diciamolo pure – accende il pulsante di una disperazione senza fine (e senza motivo). Ti manca lui, il suo gatto che dorme, suo figlio che gioca, il tiramisù nella tazza del cesso con panorama. Ti struggi nel senso di colpa, ti domandi cosa può averlo spinto a sparire senza spiegazioni, il tuo cervello cerca con ansia il finale di un’informazione che resterà per sempre incompleta. Ti senti annullata come la modifica ad un file fatta per sbaglio.
Ai tempi delle feste al Bar Charlie, se il figo di turno smetteva di essere interessato a te era costretto a portarti dietro qualche muretto e dirtelo in faccia. Poi c’erano i fifoni (per nulla fighi) che semplicemente ti ignoravano. Oggi il procedimento è più o meno lo stesso, con la differenza che i mezzi a disposizione di un vigliacco che vuole evitarti sono tantissimi, ed invadenti tanto quanto quelli con cui si è virtualmente insinuato nella tua vita e nella tua quotidianità.

Non si può cambiare la natura di un codardo narcisista, si può solo decidere di schivare la pioggia di meteoriti di tutti quelli che non rischiano nulla, che non osano, che non regalano un fiore vero invece di un emoticon, che non vengono a prenderti invece di mandarti 50 messaggi, che non scrivono un biglietto invece di un vocal, che non ti portano a vedere un panorama per abbracciarti, davanti a quel panorama. I Leoni da tastiera offrono dimostrazioni d’affetto effimere e virtuali così come il loro interesse. Lasciamoli regnare su quel piccolo smart-mondo che sono in grado di padroneggiare, e usciamo con un figo vero.

(Se volete approfondire l’argomento, leggete l’articolo che ho scritto su IoDonna)

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