Bipolarismo amoroso

Ognuno ha la sua icona, la mia è Barbra Streisand. Lei è la bruttina intelligente che tutte noi siamo state (o ci siamo sentite), è l’intellettuale che si lascia travolgere dal romanticismo senza mai perdere la dignità, è Baby che non si può mettere in un angolo, è Carrie Bradshaw prima di Sex and the City, è quella che ha fatto innamorare Robert Redford e Jeff Bridges, che sembra sempre fragile e da salvare, ma poi alla fine strisciano tutti ai piedi del suo nasone storto mai ritoccato con la chirurgia, perché chissenefotte di voi e dei vostri perfezionismi globalizzanti.

L’altra sera ero in vena di commedia romantica non troppo cretina e così mi sono guardata L’amore ha due facce, filmone di 25 anni fa, in cui la nostra eroina è non solo protagonista ma anche regista perché – dicevamo – non sarò sta gran figa ma so fare persino due cose insieme. La trama è incentrata sull’incontro tra un razionalissimo e noiosissimo (e fichissimo) professore di matematica interpretato da Jeffone Bridges in tutto il suo splendore, ed una simpaticissima, brillantissima, coltissima (e inchiavabile) prof di letteratura con il volto della adorata Streisand-I-am-a-woman-in-love-and-I’ll-do-anything. Lui, inasprito e deluso da relazioni incentrate soltanto sull’aspetto esteriore e sull’attrazione fisica, decide di escludere il sesso dall’equazione, convinto di poter costruire una relazione d’amore adulta e duratura evitando completamente il contatto fisico. Guarda caso per l’esperimento sceglie la Barbra, la quale – dicevamo – ha avuto anche l’autoironia di piazzarsi nel ruolo del bagaglio a mano Ryanair che devi pure pagare per imbarcarlo.

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Alla fine la commediola del 1996 non mi ha lasciata dormire (quella o la pizza con le melanzane fritte, non saprei), e ho trascorso la notte a domandarmi se l’amore non sia davvero una moneta con due facce destinata a ruotare eternamente su se stessa. Da un lato c’è l’ottimo compagno sempre presente, quello che te lo porti alle cene di famiglia, che ti accompagna ai compleanni delle amiche, quello che vedi seduto sull’apposito divanetto appena fuori dai camerini di Zara con 97 sacchetti intorno, quello che ad ogni Natale ti regala un gioiello, che se resti a piedi con la macchina ti viene a prendere, che ti porta al cinema a vedere Harry Potter, che ti abbraccia nelle foto, quello che il sesso è una seduta di yoga dinamico che pratichi unavolta/massimodue all’anno con lo stesso trasporto con cui riponi i sacchetti dell’umido nello specifico bidone, e quello che – con ogni probabilità – nei giorni in cui non sta seduto sul divanetto ad aspettare che tu esca col vestito a fiori, si tromba con passione la segretaria e anche tutto l’ufficio vendite.

Dall’altro lato della medaglia c’è la segretaria. O meglio, c’è il sesso quello che non riesci a fare a meno di toccare l’altra persona, c’è il gioco di sguardi, c’è il profumo che riconosci tra mille, ci sono le lettere, gli sms, le frasi sottilmente ambigue, i lascio intendere, i lascio intravedere, ci sono le corse per un abbraccio e i baci appassionati, ci sono i film che non sei mai riuscita a vedere perché si finisce sempre per pomiciare, ci sono le attese davanti al telefono, le tachicardie dietro alla porta, ci sono i vestiti che volano, le candele che bruciano, c’è la voglia costante di condividere il proprio tempo, il proprio sguardo, il proprio corpo con un’altra persona. La difficoltà della relazione e l’impossibilità di una vita condivisa contribuiscono in maniera esponenziale ad alimentare la passione folle, che altrimenti si spegnerebbe in un mare di noia e consuetudine.

Le due facce della moneta non si mostrano mai insieme, ma si alternano nella ruota di sfighe che chiamiamo vita. Personalmente, per una questione di vecchiaia/esperienza, le ho sperimentate entrambe. Sono stata accompagnata a cene di famiglia e compleanni, ho mostrato abiti a fiori uscendo da un camerino di Zara, sono stata recuperata nelle vie impervie dove lo scooter mi aveva abbandonata, ho ricevuto in regalo anelli, ho avuto la sicurezza di un uomo buono, paziente e comprensivo, con cui il sesso era un dovere semestrale giusto per ricordarci che non eravamo cugini. Poi sono stata la destinataria di lettere appassionate, la musa di canzoni d’amore, l’oggetto del desiderio di uomini bellissimi ed impegnati, con occhi solo per me e mani calde a stringermi in loro possesso. Illudersi di avere accanto il compagno perfetto con cui invecchiare o vivere di grandi passioni ed invecchiare da sola? Scegliere un matrimonio senza sesso oppure buttarsi tra le braccia di Jeff Bridges, fosse anche solo per una notte?

Io ancora non ho capito cosa sia per me l’amore. Ho capito che sicurezza e consuetudine alla lunga mi annoiano; eppure spesso (spessissimo) mi capita di lasciarmi andare ad una passione fine a se stessa, per poi cedere alla lusinga della dolcezza, della condivisione, delle coccole, della proposta di compagnia, che riesce quasi sempre a farmi dimenticare l’impossibilità di una relazione. In pratica sfuggo da un tipo di rapporto, che poi cerco costantemente di innestare su un altro, ottenendo solamente mostri a due teste che possano dirmi due volte che non imparo mai dai miei errori. Sono la moglie che si è rotta le scatole della sua vita sicura e vorrebbe essere la segretaria appassionata, oppure sono la segretaria appassionata che vorrebbe essere la moglie con la vita sicura. Non ce l’ho mai pari – è vero – ma del resto nemmeno Barbra alla fine si accontenta di un matrimonio senza sesso, sia pure con uno come Jeff Bridges.

(P.S.: Nessuna segretaria è stata maltrattata per la stesura di questo articolo)

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