Cazzomene

Il Cosmo ed io abbiamo sempre avuto una maniera bizzarra di dialogare. A volte mi sveglio la mattina e pongo una domanda precisa, e lui mi risponde facendomi trovare per terra un oggetto-segno che ridicolizza mostruosamente la mia richiesta. Chessò: una volta mentre limonavo ubriaca con il mio migliore amico contro lo sportello dell’auto, chiedendomi con l’ultimo barlume di razionalità se fosse la cosa giusta da fare, ho intravisto per terra una carta da gioco con su scritto “Per un punto Martin perse la cappa”. Ovviamente – cazzomene – non ho dato peso alla cosa e ho continuato a limonare, e così per una sola notte di follia ho perso per sempre il mio migliore amico.
L’anno scorso, invece, quando ho cominciato ad ossessionarmi con il desiderio di una casetta in montagna, durante un lungo trekking nel bosco ho trovato tra le foglie una casetta del Monopoli, a ricordarmi che devo stare bene attenta a formulare le mie richieste perché persino il Cosmo si diverte a prendermi per il culo.

Ultimamente, non avendo nessuna annosa questione da risolvere, nessun dramma da dipanare, ma soprattutto nessun caso umano da interpretare a suon di screenshot alle mie amiche (quando va bene e non li invio al caso umano medesimo per errore), ho avuto tempo per riflettere sul tema desideri. Ho letto una roba su Instagram (sì, lo so, è da Millennials, ma cerco di adattarmi) sul fatto che la maggior parte delle persone crede di volere intensamente qualcosa, ma finisce sempre per concentrarsi sulla sua assenza. In pratica, se siamo convinti di desiderare ardentemente di dimagrire, ma ci limitiamo a lamentarci ogni giorno di quanto siamo grassi e fuori forma, le nostre energie cosmiche – per i fricchettoni in ascolto – e pratiche – per i pragmatici in ascolto – rimarranno sempre e comunque concentrate sulla nostra vecchia immagine e non ci aiuteranno mai a raggiungere l’obiettivo. Adattando questa illuminante Instagram Story alla vita reale (madre perdoname por mi vida loca), ho provato a chiedermi se non sia vero che ho incastrato tutta la mia forza di volontà in un limbo di lamentele e insoddisfazioni, senza mettere il focus sull’obiettivo finale, forse perché – rullo di tamburi – al pensiero di realizzare i miei desideri mi cago nelle mutandine leopardate di Tezenis.
Mi sono concentrata per esprimere un desiderio abbastanza chiaro da non permettere al Cosmo di trasformarlo in un fallimento epico e ho scoperto che non è affatto facile. Io non lo so cosa desidero. O almeno non lo so con precisione. Penso che vorrei innamorarmi, ma poi ho il terrore che il Cosmo mi spedisca l’ennesimo caso umano che mi fa perdere la testa ma non mi corrisponde / è sposato / è alcolizzato / è testa di minchia, dimostrandomi che il mio desiderio puà dirsi realizzato ma che no, non basta. Allora penso che vorrei grandi soddisfazioni lavorative, ma so che mi arriverebbe una nuova illusione di carriera fatta di stress, responsabilità, notti insonni, pianti disperati e rimpianti per la pacata serenità che ho faticosamente conquistato.
Gli haters diranno No pain / No gain. E avranno pure ragione. Però io sono stanca di dover imparare una lezione da ogni cosa e per una volta vorrei una ventina di crediti gratuiti.
Per me la montagna è un po’ la metafora di tutto: vuoi goderti il panorama, raggiungere la cima, ritornare a casa. Sai esattamente quello che desideri, ti procuri tutti gli strumenti necessari per arrivare alla meta (scarponi, mappa, borraccia), e la fatica non ti spaventa affatto, anzi, sei ben cosciente che più impegnativa è la scalata e più intensa sarà la visione una volta a destinazione. Nella vita non so bene dove andare. Ho perso la cartina, il sentiero è tortuoso, il bosco è fitto e mi spaventa. Continuo ad innestare quelli che credo siano i miei desideri su situazioni e persone sbagliate, e – forse – quando ho davanti le situazioni e le persone giuste mando tutto all’aria per essere sicura di non arrivare in cima.

La settimana scorsa ho ospitato un amico carissimo che non vedevo da mesi. È bello, intelligente, fa ridere, ascoltiamo la stessa musica, soprattutto è la persona più buona e gentile che io conosca, che per me è la caratteristica madre di tutto ciò che posso amare in un uomo. Mi sono trovata a (non riuscire a) dormire nel letto accanto a lui, ad ascoltare il suo respiro (alternato a quello del mio cane che russava come un trattore) e chiedermi perché non posso innamorarmi di un uomo così perfetto per me, invece di inseguire gli scappati di casa con cui solitamente riempio le pagine di questo blog. Perché non riesco a desiderare la persona che è accanto a me nel lettone, ma preferisco intrattenere relazioni a distanza con gente che sta a a mille chilometri da casa mia. Perché non provo a relazionarmi con qualcuno che vuole bene a tutte le mie paranoie e che mi scrive per sapere se sono guarita dalla tosse, invece di farmi costantemente redarguire da qualche stronzo che non sopporta il mio modo di vivere.
È più forte il desiderio di essere felice o quello di dimostrare a me stessa che non merito la felicità? È più forte la voglia di realizzarmi professionalmente o quella di confermare a me stessa che non sono brava in niente? È più importante avere vicino qualcuno a cui voglio bene e che mi ricambia o dirmi ancora una volta che non sono abbastanza perché qualcuno ami proprio me?

Vorrei poter risolvere tutti i miei drammi interiori con la filosofia del cazzomene (e spesso comunque lo faccio), ma ci sono momenti in cui non posso fare a meno di fermarmi a riflettere sul fatto che è difficile imboccare il sentiero giusto quando non hai ben chiaro dove vuoi andare. Certo, può essere piacevole anche vagare senza meta per boschi e godersi la passeggiata, ma il rischio di perdersi è parecchio alto, e la foresta è popolata di animali fascinosi ma non necessariamente amichevoli, e gli amici non sono sempre liberi per venire a cercarti e riportarti a casa.
Se dovessi scegliere un desiderio in questo istante, vorrei essere pronta ad accogliere la felicità, in qualsiasi forma essa arrivi. Magari con un aspetto diverso da quello che io ho sempre immaginato, forse in una veste inaspettata e sorprendente, ma vorrei essere in grado di capire che si tratta comunque della mia felicità e addormentarmi tra le sue braccia.

Un pensiero riguardo “Cazzomene

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