I Led Zeppelin sono tutti morti

La mia vita da ex è cominciata quattro anni fa. In una calda giornata di giugno sono diventata un’ex giornalista, in una fredda sera di novembre sono diventata l’ex del mio ex. Dopo dodici anni. Trascorsi in quell’intervallo nontantoimportantedellavita che va dai 23 ai 35 anni, e che porta una ragazzina composta per il 100% da alcol, spensieratezza e rock’n’roll ad essere una donna composta per il 90% da alcol, paranoie e rock’n’roll. E per il restante 10% dalle rughe della mummia di Ötzi.

19575292_10154690440192583_4711911514394392612_o

Il primo anno da single l’ho trascorso rinchiusa in un castello di vittimismo e piagnisteo, dal quale guardavo con invidia le amiche uscire di casa e inciampare nell’uomo della loro vita (che nel tempo libero picchia i bambini e scuoia i gattini ma vedeste come le ama), osservavo in silenzio le felicissime coppie di amici litigare perché cazzo sei un idiota hai messo il cartone del latte nell’indifferenziata, mentre io mi trinceravo dietro ad una serie di educati rifiuti, eleganti dinieghi e benvenuti nel regno delle fighe di legno.

Ad un certo punto (Signore, perché??) ho pensato bene di chiudere il chakra dell’autocommiserazione, ed aprire uno spiraglio di interesse per una pseudo vita sociale. Di lì la discesa negli inferi. Nei tre anni a seguire ho avuto storie più o meno durature con:

  • lo sposato con figli che ti ama ma non lascerà mai la moglie e i figli;
  • il fidanzato convivente che ti ama ma devi lasciarmi il tempo di lasciarla;
  • il lasciato dopo 10 anni che ti ama ma non si rassegna (e ha un serio problema di alcolismo);
  • quello che vive a 800 km di distanza che ti ama ma stiamo lontani e non ho voglia di sbattermi.

Al momento – su suggerimento del mio amico Bepi – sono alla ricerca di un malato terminale.

Diranno gli haters che me la sono cercata. Assolutamente sì. Mi sono cercata uomini sentimentalmente impegnati, fisicamente lontani, emotivamente indisponibili per poter conservare uno spazio in cui vivere la mia relazione perfetta (e immaginaria), che sarebbe durata al massimo 48 ore se avessi avuto davanti uno che mi dava del’idiota perché avevo messo il cartone del latte nell’indifferenziata. Nella distanza fisica ed emotiva ho coltivato la mia idea di uomini perfettamente adatti a me, fingendo che non fosse importante se confondevano i Clash con i Cure, se a casa avevano una moglie incapace di differenziare i rifiuti che tradivano con me e probabilmente con altre sedici, o se nel tempo libero picchiavano bambini e scuoiavano i gattini. Poi, però, la vita ti tira sempre quella secchiata d’acqua gelida che ti fa tornare sulla terra, che può essere la volta in cui uno ti chiede perché ascolti i Led Zeppelin che sono tutti morti, o quella in cui sbaglia per la 28esima volta un congiuntivo.

L’amore dura finché dura la fantasia. Incontriamo una persona che ci attrae per qualche motivo e la avvolgiamo in una coperta immaginaria fatta di desideri e aspettative, ma a volte la coperta si fa troppo pesante e scappano loro, altre volte ci accorgiamo noi stesse di aver avvolto un cumulo di rifiuti, poi c’è quella volta in cui sotto la coltre delle nostre proiezioni c’è una persona migliore di quel che speravamo.