Mostri cattivi

Grazie a questa quarantena, anche gli uomini avranno capito come ci si sente in pre-mestruo. Il mio umore cambia radicalmente da una stanza all’altra, e faccio notare che vivo in un bilocale. Entro in bagno euforica, pronta per truccarmi e acconciarmi che manco alla cresima, e ne esco con gli occhi di panda e le chiappe quadrate dopo essere stata venti minuti seduta sulla tazza a piangere disperata. Cucino ballando le mie verdurine, per poi condire con le lacrime le zucchine al curry e il riso basmati. Radiosa e brillante (ubriaca) in videochat, gattara senzatetto in cameretta.

(Questa foto è stata scattata a novembre 2019)

Visto che in questi giorni quasi nessuno ha una cippa da fare, ecco che proliferano online gli inutili e non richiesti articoloni di espertoni sulla qualsiasi. Ogni situazione ha un nome, ogni emozione un’etichetta, ogni tragedia una ragione (generalmente da ricercare in un’infanzia drammatica, fatta di cioccolatini negati e barbie rasate a zero). Ieri mi è dunque capitato tra le mani (o meglio tra i giga) il testo imprescindibile che spiegava l’ormai conclamata “depressione da quarantena”: un sentimento di sconforto, dovuto al fatto che la nostre psiche sta affrontando un evento completamente inedito che non ha idea di come fronteggiare, e quindi ha bisogno di tempo per adattarsi alla nuova condizione. Mi è sembrata la cosa più cretina che ho sentito nelle ultime settimane, e posso garantire che fra complotti, 5G, disinfettanti con gli elicotteri e tedeschi che non si ammalano ne ho sentite davvero parecchie.

Vorrei capire quali sono gli eventi “editi” della nostra carriera sulla terra; a cosa siamo realmente preparati psicologicamente; quale evento gioioso o drammatico siamo pronti ad affrontare perché ne conosciamo l’entità e le conseguenze; quando cazzo mai. Vorrei sapere se qualcuno si è mai sentito sereno nel seppellire un suo parente perché tanto dai, alla fine è già morta anche la nonna, cosa vuoi che sia. Vorrei mi dicessero se posso smettere di cercare la felicità, tanto a 40 anni sono già stata felice altre volte, cazzomene: sarà sempre la stessa storia.

Ci sono cose che davvero non capisco della psicologia e degli psicologi, ma altre che mi sono estremamente chiare. Ieri è morta mia zia da sola, in un letto di ospedale. Aveva 80 anni ed era malata da tempo, ma nessuno di noi ha potuto salutarla, nessuno di noi potrà seppellirla, ed io non potrò abbracciare mia madre che sta a cinque chilometri da casa mia e che ha perso sua sorella. E questo è indubitabilmente TRISTE.

La mia migliore amica da giorni ha tutta la famiglia in ospedale: la mamma allettata con l’ossigeno, il papà intubato, il nonno tenuto in vita per miracolo e la nonna ci ha lasciati la notte scorsa. Lei, a casa da sola in isolamento forzato, aspetta ogni sera la chiamata di uno dei tre ospedali per avere notizie delle persone più importanti della sua vita. E non ha nemmeno la possibilità di recuperare la fede nuziale della nonna. E questo è incredibilmente, indubitabilmente TRISTE.

Ci sono eventi in questa vita che sono oggettivamente drammatici e difficili da affrontare, quello che sta succedendo là fuori dal mio bilocale è uno di questi. E per quanto io ami fare la cogliona superificiale che fa ridere con le battute sagaci, ci sono momenti in cui mi siedo sulla tazza e tutto questo dolore prende il sopravvento sui buoni propositi, i manicaretti salutisti, le chiappesode, la casa splendente e la rinascita dal fango.
Poi mi appare in videochiamata mia nipote Bianca, 3 anni, che non capisce perché piango e mi chiede se può guardare Harry Potter: “Stai tranquilla zia, i mostri cattivi io li ho già visti e non mi fanno paura”.

4 pensieri riguardo “Mostri cattivi

  1. io, che non sono nessuno, credo che non ci sia nulla di male nell’esprimere la propria fragilità, il proprio smarrimento e sono d’accordo con te, a cosa ci prepara la vita?! viviamo tantissime esperienze positive e negative per la prima volta e ci “adattiamo” ad esse. E allora se hai bisogno piangi e truccati e balla e poi bevi e chissene frega perchè ci sono dati oggettivi: una ragazza che ha i parenti in ospedale e aspetta ogni sera non è una cosa bella e non lo sarà mai e non poter salutare un parente non lo sarà mai e non ci preparerà nulla a questo ma possiamo solo accettare e aspettare. Qualcuno dice che arriverà il tempo per il lutto per questi cuori che si spengono soli. Credo che siamo già in lutto, un lutto nazionale in questo caso perchè ogni donna o uomo che muore solo senza poter avere i suoi cari è già una tragedia. E hai ragione perchè etichettare tutto? è un altro modo di cercare il controllo su cose che non possiamo gestire. Forse per l’ennesima volta dovremmo accettare solo questo che non possiamo avere il controllo, che non possiamo non soffrire, che non è giusto e che fa schifo ma dobbiamo solo adattarci anche a questo.

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